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Domenica 22 Settembre 2019
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Tuscania

Tuscania - Pittoresca cittadina agricola , che conserva ancora segni della sua presenza fin dall'età del bronzo, ma conosciuta soprattutto come centro dell'entroterra etrusco del quale conserva numerose testimonianze. Nel primo Medioevo Tuscania divenne municipio romano e raggiunse un notevole prestigio come documentano le due famosissime basiliche di S. Pietro e S. Maria Maggiore.

Dopo le distruzioni subite ad opera dei numerosi invasori, la cittadina rinasce su schemi urbanistici diversi assumendo, col nome di Toscanella, l'aspetto di un tranquillo e prospero centro agricolo di provincia finché non sopraggiunge, a rompere questo equilibrio, il terremoto del 6 febbraio 1971 che arrecò gravissimi danni al centro storico ed ai più importanti monumenti.

Da questa calamità rinasce però una Tuscania nuova che, grazie ai meticolosi restauri, riacquista gli antichi caratteri urbanistici. Pertanto una gita a Tuscania, oltre a riportarci indietro nel tempo fra viuzze linde e silenziose, chiese restituite all'austero misticismo medioevale ed interes¬santi reperti dell'antica civiltà etrusca, ci offre l'esempio, forse unico in Italia, di come si possa ricostruire, migliorando con un accorto restauro, un centro storico distrutto da un terremoto.

Dal punto i vista storico possiamo ricordare che in epoca etrusca Tuscania costituì il centro vitale dell’entroterra dell’Etruria meridionale di un vasto territorio composto da numerosi villaggi come testimoniano le numerose necropoli rinvenute nel corso degli ultimi due secoli. I sepolcri sono principalmente ad uno o più vani, ma sono presenti quasi tutte le tipologie di tombe: a pozzetto, a fenditura superiore, a pozzo, a tumulo e a dado (a forma di casa). Di quest'ultimo tipo vi sono due splendidi esempi, uno nella necropoli della Peschiera ed uno in quella di Pian di Mola. Il centro religioso-amministrativo della città doveva sorgere sul colle di S. Pietro, dove recenti scavi hanno portato alla luce resti di insediamenti dell'età del bronzo, del periodo etrusco e di quello romano.

Tra le numerose necropoli, le più importanti sono quelle di Castelluzza, Pian di Mola, Peschiera e Olivo; le ultime due, visitabili con accompagnatore, permettono,di vedere la tomba a Dado di cui abbiamo detto sopra, e la suggestiva tomba a labirinto detta della Regina. Nei pressi si trovano anche le tombe della famiglia Curunas, il cui ricco corredo di sarcofagi e suppellettili è conservato nel Museo Archeologico sistemato nel convento di S. Maria del Riposo.

Tra i numerosi oggetti ritrovati a Tuscania ma esportati più o meno clandestinamente dai "tombaroli" di tutti i tempi, spiccano, per particolare interesse, i dadi di avorio conservati a Parigi, lo specchio di bronzo con Tagete che svela a Tarconte i segreti dell'aruspicina, conservato a Firenze, l'urna fittile con "Adone morente" nei Musei Vaticani, i bronzi dei Curunas e i tanti sarcofagi in nenfro e in terracotta sparsi nei musei e nelle collezioni private di tutto il mondo.

La Civitas romana, situata lungo la strada consolare Clodia, ha lasciato minori testimonianze limitate a resti sopra e attorno al colle di San Pietro, che in passato rappresentò il centro politico-religioso per quasi tutto il Medioevo. Circondato dal fiume Marta e dai suoi affluenti, era ben difendibile e meglio poteva accogliere i templi e le torri del potere. Questi si realizzò pienamente dall'VIII al XIII secolo con la costruzione della nuova cattedrale di S. Pietro, in sostituzione di quella di S. Maria Maggiore che diventò semplice pieve fino al XII sec.

La chiesa di S. Pietro fu qualcosa di nuovo ed unico, libro sacro solennemente aperto alla comunità, espressione di fede e di potere. Nell'impianto e nell'architettura venne considerata la prima chiesa completamente italiana della cristianità e segnò il passaggio dalle basiliche paleocristiane a nuove e future soluzioni stilistiche. C

ostruita e modificata in più tempi risale nell'impianto attuale all'XI secolo, e pur non essendo considerata un prototipo, è sintesi dell'universalità culturale del romanico: un "misto di rozzezza e genialità inventiva" di vari maestri di matrice umbra è lo stile del rosone, con la loggetta sottostante, e di ispirazione pisana quello delle arcate cieche delle ali laterali. In seguito all'abbandono del Colle nel secolo XV in conseguenza, forse, di pestilenze, il piazzale esterno non ha subito stravolgimenti e ci dà ancora, con le torri e quel che resta del palazzo vescovile, l'immagine di una Piazza del Medioevo.

La chiesa di S. Maria Maggiore quasi nascosta ai piedi del Colle di San Pietro, risente anch'essa di una complessa e incerta genesi, ma è meglio conducibile ad uno stile romanico-godico con influssi umbri e pisani. L'impianto attuale risale principalmente al XII sec. ed è per molti aspetti simile a quello di S. Pietro anche se la facciata mostra maggiori varietà di derivazioni tra cui spiccano l'amplissimo rosone e lo splendido portale centrale di forma lombarda sormontato dalla scultura della Madonna con Bambino La chiesa sembra esistesse come cattedrale sin dal VI secolo ma nell'VIII fu abbandonata per S. Pietro. L'interno  ricco di simboli e decorazioni conserva un fonte battesimale e un bel pulpito S. Pietro uno dei più grandiosi monumenti del Viterbese, eretto in forme romanico-lombarde, probabilmente nel sec. VIII ed ampliato nell'XI e XII sec.

Notevole la facciata del XIII sec. a tre portali; quello centrale, cosmatesco, è sormontato da una galleria di arcatelle, tra due animali alati, e da un elegante rosone contenuto in un quadrato ornato dai simboli degli Evangelisti e fiancheggiato da due bifore decorate con fantasiosi bassorilievi di scuola umbra. Una serie di arcatelle cieche, rette da sottili colonne, sormontano i portali laterali che si aprono nelle ali corrispondenti alle navate minori.

La bella abside, in parte ricostruita dopo il terremoto, è corsa da un ordine di archetti pensili che fasciano il semicilindro, da lesene verticali e da cornici in pietra a piani inclinati. Maestoso interno a tre navate - divise da colonne con originali capitelli romani e medievali, riccamente decorati, reggenti basse arcate a duplice ghiera dentata - che terminano contro le pareti del transetto aperto da tre archi; quello centrale, anch'esso a duplice ghiera dentata, immette al presbiterio sopraelevato, con ciborio piramidale, fiancheggiato da due grandi arcate trasversali, ornato da plutei risalenti all'VIII sec., probabilmente appartenenti al primitivo tempio, e preceduto da un pergamo.

I muri d'ambito della nave maggiore sono decorati, nella parte superiore, da un motivo di arcatelle cieche sostenute da semicolonne. Notevoli i resti del pavimento musivo; nella navata destra un ciborio su colonne dell'XI sec., in quella sinistra alcuni sarcofaghi etruschi. I pregevoli affreschi di scuola romana, con influssi bizantini, del XII-XIII sec. che decoravano la parte absidale hanno subito gravi danni in seguito al crollo del catino.

Dalla navata destra, per una scala da cui sono visibili resti di struttura ad opus reticulatum, si scende alla grandiosa cripta dell'XI sec. con volte a crociera sorrette da 28 colonne marmoree, provenienti da edifici romani, decorate da capitelli arcaici, alcuni dei quali corinzi del IV-V sec. S. Maria Maggiore eretta ai piedi del colle di S. Pietro, su preesistente tempio pagano, nell'VIII sec. in forme romanico-lombarde e modificata nel XII-XIII sec.

Sulla facciata, preceduta da una massiccia torre romanica, si aprono tre portali finemente decorati; quello centrale, in marmo bianco, è fiancheggiato da due colonne scanalate a tortiglione; nei ricchi stipiti sono scolpiti i Santi Pietro e Paolo, nella lunetta Madonna col Bambino tra l'Agnello mistico e scena del sacrificio di Abramo.

II portale di destra è decorato con fogliami di ispirazione classica; l'arco di quello sinistro presenta un ornamento di stile normanno-siculo. Nella parte superiore, loggetta tra un leone ed un grifo e bellissimo rosone attorniato dai simboli degli Evangelisti. L'abside semicircolare è corsa da lesene e da fasci di archetti. Interno a tre navate divise da colonne sormontate da capitelli romanici e tetto a capriate; il presbiterio sopraelevato è fiancheggiato da due arcate trasversali; il paliotto dell'altare, sormontato da un ciborio in forme gotiche con vele interne affrescate, è costituito da un pluteo dell'VIII-1X sec.

Nella navata destra fonte battesi¬male ottagonale ad immersione del XIII sec.; in quella centrale prezioso pergamo del Duecento con frammenti dell'VIII-IX sec. Nell'abside affresco duecentesco di scuola romana con influssi bizantini raffigurante i Dodici Apostoli; nel presbiterio, sull'arco dell'abside, resti di affresco trecentesco di un Giudizio Uiversale.


Il centro storico di Tuscania è quasi completamente circondato da mura e da torri quattrocentesche che rappresentano il perimetro minimo nel quale si racchiusero gli abitanti dopo aver abbandonato il colle di S. Pietro e quello del Rivellino (Sede trecentesca del Palazzo Comunale. In esso sono perciò conservati gli ultimi seicento anni della storia di Tuscania.

La sua completa ricostruzione, avvenuta dopo il tragico terremoto del 1971, ha offerto l'occasione per un imponente restauro di tutto il patrimonio urbanistico e monumentale in esso contenuto che permette oggi di gustare la completa e suggestiva immagine di una tranquilla ed antica cittadina risorta a nuova vita che, percorrendo le sue viuzze pulite e silenziose, permette di ammirare di tanto in tanto scorci suggestivi come la zona nei pressi della torre di Lavello o la piazza del Duomo con la sua originale fontana, la chiesa di S. Maria delle Rose, con la singolare asimmetria delle forme romanico-gotiche, in cui si venera l'immagine della Madonna Liberatrice; quella di S. Marco; la rinascimentale S. Maria del Riposo, contenente preziose opere d'arte tra cui una Madonna del Pastura (foto n. 17) e poi la fontana trecentesca delle Sette Cannelle o del Butinale e quella seicentesca di Montascile; la casa duecentesca in via Campanari, il quattrocentesco Palazzetto Spagnoli con un elegante profferlo di stile viterbese ed il cosiddetto Palazzo Baronale facente parte delle fortificazioni del Tartaglia dal quale si gode, specie di notte, una suggestiva vista di una parte della città; il rinascimentale Palazzetto Farnese; quello Giannotti e così via.

Una città, quindi, tutta da scoprire, da gustare, che lascia nel visitatore il ricordo di una piacevolissima giornata.
 

[Fonte: Viterbo OnLine]

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