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Martedì 25 Aprile 2017
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Basilica del Santo Sepolcro

Acquapendente -

Secondo la leggenda, la chiesa fu edifi­cata per volere della regina Matilde di Westfalia (895-9681, la quale, in viaggio verso Roma con una carovana di muli ca­richi d'oro, per edificare un santuario de­dicato al S. Sepolcro, fu costretta a fer­marsi ad Acquapendente, nei pressi della porta Romana, poiché i muli si inginoc­chiarono rifiutandosi di ripartire.

L'indoma­ni la regina ebbe una visione che le sug­gerì di costruire una chiesa proprio in quel luogo. L'edificio, originariamente a forme romaniche, ha subito nel tempo modifiche sostanziali. Le più importanti durante il XVIII secolo quando, nello stile del baroc­co settecentesco, vennero interamente mo­dificate la facciata e la navata centrale.

Gli ultimi lavori, che riportarono alla luce i resti della struttura originaria, avvennero dopo la seconda guerra mondiale.

La pianta a croce latina era divisa in tre na­vate da due file di pilastri. Ai lati della scalinata centrale che conduce al livello superiore dell'altare, si trovano due ambo­ni decorati con bassorilievi XXV secolol.

o spazio sottostante il transetto e l'abside è occupato dalla cripta del S. Sepolcro, caratterizzata da una pianta a"T" e divi­sa da 24 colonne in nove piccole navate, i cui capitelli, di stile romanico, presenta­no decorazioni zoomorfe. Probabilmente ]'ambiente è stato realizzato tra il X e il XII secolo. Al centro della cripta, una doppia scalinata scavata nella roccia permette di raggiungere il sacello che riproduce nelle forme il S. Sepolcro di Gerusalemme.

AI suo interno sono custodite alcune pietre in­castonate in una lastra di marmo che, se­condo la tradizione, sarebbero state ba­gnate dal sangue di Cristo durante la Pas­sione. All'esterno della basilica, in una grande nicchia della facciata, è situata una copia del busto di Innocenzo X, il cui originale, opera di Alessandro Algardi (1652), è conservato presso il Museo Ci­vico Diocesano della città.

[Fonte: Viterbo OnLine]

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